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Aspetto biologico
Non è assolutamente da sottovalutare l’aspetto biologico di un relitto.
Appena affondata, una nave si rivela al mondo marino in tutta la sua estraneità. Entro
breve, però, si avvia un processo che la trasformerà inesorabilmente in un substrato
per innumerevoli organismi bentonici e riparo per numerose specie di pesci. In effetti, non c’è
nulla più di artificiale rispetto alla miriade di organismi viventi che giorno dopo giorno
colonizzano ogni metro quadro delle strutture.
Avete mai osservato attentamente le diverse fasi di colonizzazione di un relitto da parte degli
organismi marini?
Avete mai notato quanti e come si susseguono fino a riempire ogni millimetrico spazio di lamiera?
Dalle macroalghe, che sono le prime ad insediarsi, si passa attraverso diversi
stadi evolutivi con un alternarsi di diverse specie nella predominanza dello spazio; è
una lotta continua in cui le specie più forti riescono a conquistare spazi sempre maggiori
fino ad occupare qualsiasi vuoto.
L’aumento della complessità delle comunità bentoniche si
manifesta con specie fotofile sulle strutture più esposte alla luce e specie più
sciafile, amanti dell’ombra, sulle pareti laterali ed inferiori delle lamiere.
Con il tempo la complessità di queste comunità tende ad aumentare, fino a diventare
anche nursery, vale a dire aree di ripopolamento ittico. Sono ormai diversi anni che la comunità
scientifica sta studiando e valutando gli effetti di queste barriere artificiali sugli ecosistemi
marini. E’ stata in più di un’occasione dimostrata quanto produca un aumento
della fauna ittica con un incremento di specie ad alto valore commerciale insieme a specie non
commerciali.
Diversi paesi, dal Canada, al Messico, alla Columbia Britannica, alla
Spagna stanno addirittura cominciando ad utilizzare vecchie imbarcazioni
dismesse come barriere artificiali. 
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