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C'è da dire comunque a difesa di “nonno Lucas “ che egli non credeva nell'operazione Shingle, che non si fidava dei suoi sottordini inglesi, né questi si fidavano di lui. Churchill, frattanto, roso dalla rabbia tuonava contro suoi capi di Stato Maggiore. “avevo sperato di lanciare sulla spiaggia di Anzio un gatto selvatico, mentre invece mi ritrovo sulla riva con una balena arenata”.
Hitler, più infuriato di Churchill per il mancato sfondamento della “testa di ponte” nominò una speciale commissione di strateghi per la sperimentazione di armi segrete che consentissero l'annientamento degli odiati “yankee”. Kesserling superato lo shock iniziale, riunì in fretta e furia tutte le truppe disponibili e con un piano di battaglia strategicamente ineccepibile riuscì ad inchiodare gli alleati, sulla beach-head, per quattro lunghi, durissimi mesi. A fine gennaio sulla testa di ponte c’erano più di cinquantamila uomini di tutte le razze e tanto di quel materiale bellico e mezzi da mettere in crisi l'intera organizzazione logistica. Più volte sul punto di essere rigettati in mare, gli alleati, strinsero i denti, rinserrarono le fila e destituirono Lucas dal comando del VI Corpo d’Armata che passò al dinamico Lucian Trascott, già comandante della 3a divisione F. Usa.
Con lo scorrere dei giorni i bollettini di guerra e le cronache degli inviati speciali riporteranno a piene pagine gli echi dei massacri di Cisterna, Campoleone, Aprilia; migliaia e migliaia di uomini sacrificati da ambo le parti, spesso in cruenti combattimenti corpo a corpo. Frattanto gli anziati che nel bosco di Padiglione erano venuti a trovarsi in prima linea, stretti tra il fuoco incrociato dei belligeranti, vennero evacuati verso Anzio, ammassati dapprima all'interno della basilica di S. Teresa, poi imbarcati sulle “Liberty” che dopo giorni dl avventurosa navigazione, raggiungevano Napoli. Da qui venivano avviati su tormentose tradotte verso le coste calabre e siciliane: una “via crucis” che si concluderà, non per tutti, dopo la liberazione di Roma. Con la calma primaverile gli alleati passano al contrattacco, sono giornate dure, ricche di gloria e di sangue. Il mese di maggio vede lo sfondamento totale del fronte, i tedeschi vengono ricacciati oltre i colli Albani ed il quattro giugno i carri della 1° Divisione corazzata, con alla testa il comandante della V Armata, gen. W. Mark Clark, entrano nella capitale accolti dal suono delle campane a stormo e dall'entusiasmo dei capitolini. Lo stesso giorno, conclusa la tragedia di Cassino, la decima armata tedesca batteva in ritirata verso il nord.

L'avventura di Anzio si era conclusa! Dalla Sicilia, dalla Calabria, dal napoletano gli anziati, gli “sfollati” con tutti i mezzi possibili, anche a piedi, si muovevano per ritornare alle loro case… che “shingle” aveva ridotto a un cumulo di macerie.
Alla fine della battaglia di Anzio, gli alleati contarono tra morti, dispersi e feriti circa 29.200 perdite contro le 27.500 tedesche; mentre, nelle fasi dello sbarco e durante le operazioni successive furono affondate 20 navi.     Continua

 
LST-77 al porto di Anzio il 23-2-44 LST-360 al porto di Anzio