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  Home > Storia > Operazione Shingle > Shingle 2 > Shingle 3 > Bibliografia > I dragamine > Landing Ship Tank
 


“i tedeschi, i tedeschi” L’allarme corse rapido tra le baracche. Ma non erano crucchi, erano americani… sorridenti e carichi di doni made in Usa: cioccolata, chewingum e razioni K; per gli sfollati era giunta anti-cipatamente, la prima rata del piano Marshall.
Le operazioni di sbarco erano avvenute in tutta segretezza, così come sotto silenzio era stata progettata “Shingle”, frutto della cocciutaggine del Primo Ministro inglese Winston Churchill che costrinse Stalin, Roosevelt e il generale Eisenhower ad accettare l’idea di uno sbarco a sud di Roma per alleggerire il fronte di Cassino ed accorciare così il corso della guerra nella penisola.
Purtroppo le aspettative di Churchill e quelle dei romani, stretti sempre più nelle ristrettezze e nelle spire della “borsa nera”, andarono deluse. Il premier britannico la notte dello sbarco dormì finalmente sonni tranquilli dopo aver letto su un dispaccio, strettamente riservato, che gli anglo-americani si erano impossessati, quasi senza colpo ferire, della fascia costiera tra Torre Astura e Tor San Lorenzo per una profondità di numerosi chilometri, fermandosi a un tiro di schioppo da Roma.
Ma, rileggiamo le cronache di quella notte: una notte calma e sciroccosa, tanto silente da procurare i brividi nella schiena ai baldi anglo-americani stipati nei navigli della “task force”; Già dal giorno prima, in avanscoperta al largo di Anzio, erano presenti i sommergibili HMS UPROAR e HMS ULTOR che effettuavano operazione di pattugliamento, mentre al calare della sera del 21 gennaio due flottiglie di dragamine davano inizio ad un’intensa operazione di bonifica.
Alla mezzanotte del 22 nell’oscurità delle acque antistanti Anzio e Nettuno sostava complessivamente una flotta di 374 navi americane, inglesi, francesi, polacche e greche. Uno spettacolo impressionante, una parata cosi imponente che tuttavia sfuggì all'osservazione nemica. Lo stesso ammiraglio Canaris, capo dei servizi segreti tedeschi, aveva tranquillizzato il Feldmaresciallo Kesserling, qualche giorno prima del 22 gennaio, preannunciandogli un’eventuale invasione nemica molto più a nord di Civitavecchia.
Alle ore 02 precise, dopo che si erano spenti nel cielo i bagliori dei razzi da 127 mm, scaricati su tutta l'area di sbarco, gli anfibi, lanciati a tutta velocità raggiunsero i settori assegnati sulle spiagge di Nettuno, Anzio e Lavinio, per sbarcarvi velocemente il loro carico umano. La spiaggia di levante ed il porto Innocenziano vennero occupate dai Rangers, un corpo speciale come i Commandos e i supermen dello Special Service del generale Frederick. Il primo giorno furono sbarcati più di 300 mezzi e 36.000 soldati che arrivarono a 69.000 nelle settimane successive. Le operazioni di sbarco si effettuarono tranquillamente con pochi incidenti e pochissimi feriti, ma la paura vi giocò un ruolo più che decisivo. La paura di una seconda Salerno inchiodò letteralmente il generale Lucas rinnovandogli le piaghe dello sbarco precedente. Ad Anzio il vecchio Lucas si giocò il “posto” passando alla storia con un giudizio di demerito che forse non meritava. Il gen. Alexander disse di lui: “Lucas ad Anzio perse il treno, dimostrandosi troppo lento e cauto, egli non si rese conto del grande vantaggio acquisito, permettendo che il tempo lo battesse”.       Continua

 
Truppe americane al poligono di Nettuno Truppe USA sulla X Ray Beach Prigionieri tedeschi sulla Peter Beach. LST-76 entra nel porto di Anzio