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L'immersione

L'identificazione in sito del relitto è stata effettuata avvalendosi delle informazioni dei palombari di Anzio, che nel dopoguerra portarono a termine il recupero di gran parte del metallo dalle navi affondate nella zona di mare antistante Anzio, durante le fasi dello sbarco.
Le immersioni sono state dedicate alla ricerca di elementi distintivi che portassero alla sicura identificazione; inoltre è stata raccolta una documentazione fotografica completa.
Un importante indizio è stato fornito dai palombari che hanno raccontato di aver rimosso con estrema facilità i motori perchè posizionati su un sistema di molle. Questo tipo di supporto è caratteristico dei dragamine ed è un sistema necessario ad assorbire le vibrazioni causate da eventuali esplosioni di mine.
La profondità a cui si trova il relitto non è proibitiva ma la presenza di reti, catturate dallo scafo nei suoi 58 anni di permanenza sul fondo, rendono l’immersione difficile. Inoltre, la scarsa visibilità e le pessime condizioni in cui versa il dragamine rendono completamente irriconoscibile gran parte delle sue strutture; la fase di riconoscimento è stata particolarmente complicata.
Durante le immersioni il relitto è stato pedagnato per facilitarne l'individuazione. La nave giace coricata sul suo fianco sinistro, con la prua rivolta a NW. Delle sue strutture superiori resta ben poco da vedere in quanto sono completamente ricoperte dal sedimento molto fine che caratterizza questi fondali.
Dal punto di arrivo sulla murata, si scorgono solo il bottazzo che caratterizza tutta la fiancata del relitto fino a poppa, diversi ombrinali e una delle gruette utilizzate per issare e calare l’attrezzatura necessaria per lo sminamento.
Spostandosi verso prua, tenendo come riferimento la murata, s’incontra dapprima un apparecchio per favorire la ventilazione ai ponti sottostanti, poi altri grossi ombrinali. Ben presto si arriva in prossimità della zona centrale del relitto dove un gigantesco squarcio ricorda le operazioni di rimozione e recupero dei palombari; si tratta, infatti, del vano dove prima c'erano i motori del dragamine.
Alcune lamiere divelte dalle esplosioni si alzano verso l’alto minacciose; tutto intorno si scorge in ordine sparso un vasto agglomerato di tubi, cavi e materiale di altro genere; cassette di munizioni affiorano dal fango. In prossimità della prua, si trovano due bocche di granchio intervallate da una grossa bitta e, poco più avanti, l’imponente ancora Hall fortunatamente ancora ben riposta nell’occhio di cubia.
Nonostante ciò, la nave rappresenta una vera e propria oasi per la fauna marina che trova sulle sue strutture, completamente incrostate d’ostriche e anemoni gioiello, un perfetto habitat per organismi filtratori come spugne, gorgoniacei e tunicati; mentre offre riparo per gronghi, musdele e per pesci stanziali come scorfani, saraghi e grossi branchi di merluzzi.     Continua

 
Scatole di munizioni nel fango Gruetta a poppa Parte della poppa nel fango Poppa con ombrinale Ancora destra nell'occhio di cubia