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Ci portiamo verso prua, transitando per locali più piccoli ma ben illuminati dalla luce ambiente che passa attraverso alcune feritoie laterali e che guardano al vano di carico centrale. Giunti all’estremità della prua, ci troviamo proprio sotto il cannoncino, e torniamo verso l’uscita, soffermandoci per qualche scatto fotografico proprio nei pressi della scaletta di accesso. Risaliamo sul ponte e ci spostiamo più verso poppa per vedere se è possibile raggiungere un locale insabbiato, notato in precedenza; in effetti toccando con la pancia sul fondo sabbioso, si può oltrepassare un cumulo di sedimento e arrivare in prossimità della parte interna di un portellone stagno aperto, dotato di due grosse leve di chiusura, che offre un sicuro passaggio proprio nel locale dove arriva la scaletta. Fuoriusciamo e ci dirigiamo verso la parete dove trascorriamo i minuti di decompressione richiesti da una discreta permanenza sul fondo.
Un secondo tuffo lo dedichiamo al troncone di poppa che si trova a circa un centinaio di metri da quello di prua; i resti della poppa sono facilmente raggiungibili verso il centro della cala proprio dove la sabbia lascia il posto alla prateria di posidonia. Poche pinneggiate e siamo sul relitto, iniziamo l’esplorazione scattando prima qualche fotogramma ad un motore che giace sulla sabbia poco distante dallo scafo. La poppa appare più danneggiata rispetto al troncone di prua a causa della maggiore intensità dell'azione del moto ondoso a queste profondità; nonostante tutto anche qui è possibile entrare per esplorarne l’interno. Sotto la cabina di controllo degli argani di carico, si apre un ampio locale dove si può penetrare facilmente tramite due portelloni laterali. Si scorgono dall’interno tutta una serie di feritoie che lasciano filtrare la luce, anche se non è possibile addentrarsi ulteriormente a causa della sabbia che ha completamente ricoperto i locali adiacenti; si intravvedono alcuni seggiolini ribaltabili attaccati alla parete. Lasciamo questo locale ed entriamo in un lungo corridoio, percorribile in fila indiana; avanziamo lentamente per verificare se ci sono altre possibilità di penetrazioni interessanti ma l’esito è negativo, sul fondo si vedono chiaramente due volantini per la chiusura e l’apertura di alcune condutture. Ci spostiamo nei locali più vicini alla poppa della nave, ed entriamo in un locale dove si intravedono diverse e interessanti attrezzature (pulegge, volani e parti meccaniche, quadri elettrici e fusibili); cerchiamo di avanzare ma senza successo, le bombole sbattono sul soffitto e alcune tubature attraversano orizzontalmente l’area in moda da non permetterne l’accesso. Cerchiamo di verificare l’interno dalle feritoie di poppa; illuminando non si riesce a vedere nulla di abbastanza interessante da attirare la nostra attenzione e indurci a ritentare.
Ci allontaniamo, cerchiamo di restare immobili sul fondale sabbioso, impostiamo un tempo di esposizione abbastanza lungo sulla macchina fotografica, tratteniamo il respiro e, con una leggera pressione sul pulsante di scatto, impressioniamo la nostra pellicola; solo ora lasciamo il relitto con le immagini e la storia dell’LST 349 ancora in testa.  
      Continua

 
Motore sulla sabbia Quello che rimane delle strutture di poppa Uno dei macchinari nei locali di poppa Strutture divelte negli interni La tipica poppa troncata adagiata sulla sabbia