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L'immersione

Molte volte, in passato, ci siamo recati a Ponza per immergerci su questo relitto, ma solo ora abbiamo deciso di tornare, sia perché la ricerca storica che abbiamo svolto in collaborazione con il Museo dello sbarco di Anzio ci ha resi consapevoli della sua importanza nelle vicende dell’Operazione Shingle, sia perchè l’esperienza maturata su relitti posti a maggiore profondità e in acque torbide ci fa godere maggiormente delle cristalline acque ponziane.
Lo scafo, diviso in due tronconi, poggia su un fondale di circa 28 m: quello di prua, più vicino all’estremità esterna della baia, poggia sul fondo in assetto di navigazione, con il portellone anteriore abbassato sul sedimento, come a voler raffigurare un ultimo immaginario sbarco; quello di poppa si trova verso l’interno della cala, ad una profondità di circa 18 m.
Decidiamo di effettuare la prima immersione sui resti della prua, divisi in tre squadre da due. Iniziamo l’esplorazione osservando lo scafo dall’esterno con tutte le strutture ben conservate presenti sul ponte: gruette, argani, postazioni antiaere, cannoncino di prua, ventilatori di aerazione per i locali sottostanti, passi d’uomo e numerose altre attrezzature. Ci avviciniamo al fondo, proprio davanti al portellone e, una volta arrivati ci allontaniamo di qualche decina di metri per poter apprezzare maggiormente la visione d’insieme della nave, particolarmente suggestiva grazie alla visibilità cristallina delle acque dell’isola. Effettuiamo un primo passaggio all’interno del mezzo da sbarco, dall’apertura del portellone anteriore e subito ci vengono in mente le immagini viste con Amerigo Salvini, responsabile dell’ufficio stampa del Museo di Anzio, che ritraevano gruppi di prigionieri tedeschi mentre venivano imbarcati su questi mezzi per poi essere trasportarti a Napoli, base del comando alleato. Ci troviamo nel punto dove venivano stipati uomini, mezzi e approvvigionamenti vari; la luce invade l’ambiente, filtrando dal portellone, dallo squarcio a mezza prua e da alcune aperture sul soffitto, formate dalla corrosione dell’acqua. Uscendo dalla parte posteriore ci addentriamo in uno dei condotti laterali che conducono ad alcuni piccoli locali, disposti parallelamente allo scafo fin proprio alla prua. Il passaggio è stretto e bisogna fare attenzione a non alzare sedimento; muovendo le pinne a piccoli colpi arriviamo in una zona dove si scorgono stivali militari ancora ben conservati, marcati US Navy, mentre poco distante si intravedono piccoli cumuli di oggetti metallici di vario genere, insieme a molti proiettili. Ogni cosa viene lasciata al suo posto perchè anche gli altri subacquei possano goderne e per il generale rispetto verso i relitti che sono testimonianze storiche di eventi bellici e tragedie umane, la cui memoria va salvaguardata da insensate razzìe. Torniamo indietro e ci dirigiamo verso il condotto che porta ai locali interni, ai quali si accede facilmente entrando da una struttura che si trova sul lato sinistro del ponte; lungo una scaletta di non più di un paio di metri si arriva in prossimità di un pannello elettrico con le spie in vetro blu. Qui lo spazio è più ampio, girandoci vediamo chiaramente un portellone stagno aperto che porta ad un altro piccolo locale, quasi completamente ricolmo di sabbia. 
      Continua

 
Veduta della stiva Cannonncino di prua Argano sul ponte Scaletta di accesso ai locali inferiori Resti di stivali nelle stive