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Le operazioni proseguono ininterrottamente fin quando un'esplosione dalle
stive accelera drammaticamente l'affondamento. Ormai la distanza tra la
nave e la parete di roccia rende i salti quasi impossibili. Quando il
349 inizia a spezzarsi in due, gli uomini rimasti la stanno abbandonando
da centro nave con le zattere di salvataggio. Purtroppo da quel punto
non è possibile raggiungere la scogliera principale ma solo le
grosse rocce contro cui la nave urta; queste distano circa 30-40 m dalla
terraferma. Il capitano Robert W. Emmons è l’ultimo a lasciare
la nave e rimane isolato, sullo scoglio più esterno, insieme al
primo ufficiale David A. Dyer, il medico di bordo Jean H. Wolfs ed alcuni
prigionieri tedeschi.
La situazione è veramente drammatica: equipaggio e prigionieri
sono divisi fra la terraferma ed i due grossi scogli. La nave, ridotta
a due tronconi, affonda definitivamente esponendo alla furia del mare
in tempesta gli uomini abbarbicati sulle rocce. La guarnigione inglese,
gli abitanti di Ponza e gli uomini sulla terraferma cercano di organizzare
un sistema di cime per recuperare quelli rimasti sugli scogli e prestare
soccorso a chi finisce in acqua. Il salvataggio prosegue incessantemente
fino al recupero di tutti i superstiti.
Alla fine delle operazioni mancano all’appello il primo ufficiale
David A. Dyer ed il medico Jean H. Wolfs, gettati in mare da un’ondata
prima che una cima di soccorso potesse raggiungerli. Anche il marinaio
Anderson è scomparso, inghiottito dalle onde. Un ufficiale di volo
della RAF, Fred Goddard, appartenente alla guarnigione inglese di stanza
a Ponza, cade in acqua per soccorrere un prigioniero tedesco; lotta per
più di un’ora cercando di rimanere a galla senza che nessuno
possa aiutarlo. Il suo corpo non è stato mai più ritrovato.
Gli abitanti di Ponza e gli inglesi si prodigano nei soccorsi offrendo
cibo, vestiti puliti e riparo per le notti successive. Il corpo di David
Dyer viene ritrovato il mattino seguente mentre il marinaio Anderson,
affamato e infreddolito, raggiunge a piedi il paese sotto gli occhi increduli
di tutti. Le onde lo avevano sbattuto in una piccola grotta marina, all'interno
della quale aveva dormito riparandosi dalla tempesta; uscito a nuoto alle
prime luci del giorno, era stato tratto in salvo da un pescatore che passava
lì vicino. Nei giorni successivi il mare restituisce il corpo di
vari prigionieri tedeschi e del medico di bordo Jean Wolfs. Il prete del
paese celebra una cerimonia funebre in una chiesa di Ponza e i corpi vengono
seppelliti nel cimitero posto nella parte più alta dell’isola.
Non è il cimitero del paese ma uno creato esclusivamente per i
militari morti, restituiti dal mare in quegli anni di guerra; ogni tomba
ha una croce in legno che riporta le poche informazioni disponibili. Molti
erano stati trovati sulle spiagge il mese prima, tutti provenienti dalla
stessa nave; la croce riportava: “Soldato americano sconosciuto,
1944”.
Dopo pochi giorni un LCI (mezzo anfibio per trasporto truppe) inglese
arriva da Napoli e riporta i superstiti nella città partenopea;
in seguito i marinai vengono trasferiti a Biserta con un altro LCI americano.
La marina statunitense apre una commissione d’inchiesta sul naufragio
ed il capitano Emmons riceve un rimprovero ufficiale per l’accaduto.

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