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La R.N. Cesare Rossarol

Il Mar Adriatico è stato, in entrambe le guerre mondiali, teatro di aspri combattimenti navali, incursioni ed affondamenti.
All'inizio della prima guerra mondiale, l'impero austro-ungarico predispose su tutti i fondali istriani, a difesa delle coste, una rete di campi minati che causò la perdita di numerosi imbarcazioni militari e civili, e non solamente nemiche. Dal momento che l'esatta dislocazione delle mine era a conoscenza solo degli alti comandi militari e che, dopo il conflitto non si provvide a completa opera di bonifica, i fondali istriani sono attualmente disseminati di relitti di navi affondate sia in operazioni di guerra che successivamente per urto accidentale con questi vecchi ordigni inesplosi. Questa fu anche la causa dell'affondamento della R.N. Cesare Rossarol, esploratore della Regia Marina Italiana, nei giorni immediatamente seguenti l’armistizio.
Varato nel 1914 dai cantieri S.A.I. Gio. Ansaldo e C. di Sestri Ponente, il Regio Esploratore Cesare Rossarol era un’unità silurante di 85 metri; un cacciatorpediniere snello e veloce, in grado di combattere mantenendo una velocità di oltre 30 nodi. Portava il nome di un eroico colonnello napoletano, morto in battaglia sul Forte Marghera, nella strenua difesa di Venezia contro l’esercito austriaco. Provvista di sei cannoni e armata per il lancio di siluri, nel corso della guerra prese parte a diverse azioni di combattimento, posa di sbarramenti minati e scorta di unità corazzate. Negli ultimi giorni di guerra fu dislocata nelle acque di Pola dove, dopo aver appoggiato lo sbarco e la presa della piazza, venne assegnata al servizio di pattugliamento antisommergibile.
La ricostruzione degli eventi ci riporta agli inizi del novembre 1918, nei giorni in cui stava terminando il conflitto più sanguinoso che l'Europa avesse conosciuto fino a quel momento, una carneficina che causò nove milioni di morti e ventun milioni di feriti sui campi di battaglia e almeno altri dieci milioni di morti per fame, stenti e malattie.
Il 4 novembre, data della firma dell'armistizio, le forze italiane occuparono simultaneamente alcune cittadine albanesi e istriane; il giorno seguente toccò alla base navale di Pola dov'erano all’ancora le maggiori unità della Marina Austro-ungarica, che però versavano in uno stato di totale disordine a causa del vuoto di potere e del caos seguiti al crollo dell’impero asburgico.
Nei giorni successivi, lo Stato Maggiore italiano continuò il lavoro di dispiegamento delle truppe, allo scopo di occupare le altre località ed isole della costa orientale dell'Adriatico e tenere sotto controllo la situazione. Particolarmente drammatico e delicato risultava lo stato dell'ordine pubblico nella città di Fiume, per la presenza di forze irregolari serbo-croate che minacciavano la popolazione italiana; nella rada di Fiume, si dislocò una squadra navale italiana in attesa di ordini.       Continua

 
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