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Una volta sul fondo ci dirigiamo verso il ponte di prua attraversando
la passeggiata del castello di comando. Qui, le parti in legno si sono
decomposte lasciando esposte soltanto le strutture metalliche. Proseguendo,
subito dopo una stiva, il relitto è troncato di netto; un bigo
di carico sospeso nel blu ci fa intuire la prua mancante.
Ritornando sulla murata sinistra, attraversiamo il corridoio interno del
cassero centrale e verifichiamo il numero degli oblò. Usciti all’esterno
puntiamo verso la poppa per ammirare le ruote dei timoni descritte dalla
prima squadra. Mentre ci spostiamo velocemente verso prua notiamo che
il ponte di poppa intorno alla stiva sta collassando. Raggiunto di nuovo
il cassero contiamo anche gli oblò del lato destro che, in base
alle foto storiche, devono essere in numero diverso rispetto a quello
sinistro.
Siamo ora sotto le grandi maniche a vento e ispezioniamo le due porte
che si aprono sulla coperta; all’interno, il locale è occupato
da numerose lamiere, dal rivestimento del fumaiolo e il pavimento, a grate
metalliche, sovrasta la sala macchine. Anche noi abbiamo finito il tempo
a disposizione e cominciamo la risalita, certi che sia lei.
Risaliti
a bordo facciamo il punto della situazione: la posizione del relitto dista
meno di tre miglia dalle coordinate dell’affondamento; il profilo
dello scafo coincide perfettamente; le misure, la forma e il numero e
la posizione degli oblò del cassero centrale corrispondono. In
generale la forma e la disposizione di tutte le sovrastrutture del relitto
trovano riscontro con le foto della nave. Siamo tutti d’accordo…
è la Santa Rita.
La vista della nave, così ben conservata ed intatta, ci colpisce
profondamente e avere la ragionevole certezza d’averla identificata
ci riempie di soddisfazione. 
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