| |
L'identificazione
Tutto
è pronto e la prima squadra inizia la discesa; l’acqua dapprima
è veramente limpida ma solo l’ultima decina di metri sarà
decisiva per la visibilità.
Intorno ai 66 metri di profondità intravediamo la sagoma scura
della nave ma purtroppo solo due maniche a vento escono dall’acqua
torbida, creando un’immagine quasi surreale; con dispiacere entriamo
nella coltre fangosa.
Dall’alto riconosciamo subito l’apertura creata dalla caduta
del fumaiolo e, poco più avanti, il pedagno che ha centrato in
pieno la piccola stiva davanti alla sala macchine.
Siamo dunque sul cassero centrale e ci dirigiamo verso poppa seguendo
la murata sinistra; la scavalchiamo e siamo subito in prossimità
del primo punto da verificare. Si tratta della zona di contatto tra il
castello centrale ed il ponte di poppa, dove presumibilmente non ci aspettiamo
di trovare passaggi laterali.
Proseguendo verso poppa, lo scafo della nave non è ribassato in
prossimità delle stive di carico, ma corre per tutta la sua lunghezza
senza dislivelli, dandoci un’ulteriore conferma alla nostra ipotesi.
Siamo ormai a poppa, la cui forma molto slanciata era protesa un tempo
sulla superficie del mare. La battagliola laterale è perfettamente
conservata. Nonostante sia molto colonizzata da incrostazioni, si scorge
chiaramente una piccola casetta alta circa due metri, che ricordiamo perfettamente
di aver notato sulle foto d’epoca della “nostra” nave.
La familiarità acquisita in questi mesi con le immagini d’archivio
ci spinge direttamente verso il centro nave per ammirare le due maestose
ruote del timone che si ergono dal ponte.
Il percorso di ritorno lo dedichiamo a verificare altri particolari. Prima
di ritornare alla cima di risalita, incontriamo l’osteriggio della
sala macchine con gli oblò ancora intatti, segno evidente che il
relitto fortunatamente non ha ancora avuto a che fare con i soliti predoni
senza scrupoli.
E’ormai tempo di risalire; chiamiamo l’immersione e ci stacchiamo
dal fondo. Al cambio gas, i subacquei d’assistenza prendono in consegna
le attrezzature ormai superflue e utilizziamo le wet notes per comunicare
le nostre scoperte alla squadra in superficie.
Una volta emersi la seconda squadra è già pronta. Un rapido
resoconto e giù anche loro a completare l’esplorazione del
relitto. 
|