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La storia del GIUSEPPE MAGLIULO
Le immersioni successive vengono dedicate al completamento della raccolta fotografica e di altri particolari. Purtroppo in due anni di ricerche, la visibilità sempre molto scarsa e lo spesso strato di ostriche che ricopre il relitto hanno complicato le operazioni.
Tutti i dati raccolti in immersione sono stati confrontati con quelli storici fino ad arrivare ad identificare la nave come il GIUSEPPE MAGLIULO, un piroscafo di Torre del Greco affondato il 6 settembre 1943 a 6 miglia da Punta Stendardo per urto su una mina come riportato dall'USMM, Lloyd's Register of Shippings e Starke/Shell register.
Costruito nei Cantieri della Matsuda Kisen K.K. a Osaka, fu varato come nave da carico con il nome di KISHINI MARU 3 nel 1917. Viene successivamente acquistato dalla Societé des Vapeurs Français (J. Stern) di Marsiglia e rinominato INDUSTRIA. Nel 1923 passa alla Societé des Vapeurs Français et Soc. Navale du Midi sempre a Marsiglia. Nel 1924 viene acquistato da Th. A. Berggren di Malmö e l'anno successivo il nuovo proprietario, Rob. Berggren di Malmö, lo rinomina ANNA B.
La società Lunardini & Bonatti, costituita nel 1921 a Livorno da quattro soci tra cui Pietro Schenone e Damocle Vannetti, lo acquista nel 1926 rinominandolo DAMOCLE dal nome del Vannetti stesso. Dal 1927 l'armatore Pietro Schenone passa a gestire la nave in proprio arrivando a costituire nel novembre del 1932 una ditta individuale proprio per "l'esercizio del piroscafo DAMOCLE".
Non sappiamo quali furono le cause che portarono alla vendita della nave solo pochi mesi dopo la costituzione della società, ma il 13 giugno del 1933 il mercantile viene iscritto al Compartimento Marittimo di Torre del Greco con il numero 63, dal Capitano dei Rimorchiatori della Regia Marina, Giuseppe Magliulo, che lo rinomina con il suo stesso nome. La flotta mercantile campana, fin dall'annessione delle province napoletane al Regno di Sardegna nel 1860, stentò a reggersi con i propri capitali. A differenza dell'armamento ligure-sabaudo, molto vario e costituito con capitali privati, quello meridionale - regnanti i Borboni - contava solo tre compagnie sovvenzionate per i servizi postali resi. Il successivo impulso alla trasformazione della marina, da velica a vapore, avvenne in ritardo e non poté contare sull'aiuto governativo a differenza di altri lungimiranti paesi europei. Diversi interventi legislativi non ottennero gli effetti sperati. Dal 1896 al 1910 meno di 20 piroscafi erano iscritti nel compartimento marittimo di Napoli. Durante la Prima Guerra Mondiale 15 andarono perduti tra Napoli, Torre del Greco e Castellammare di Stabia. Alla fine della guerra ci fu una forte ripresa dei traffici marittimi che vide ancora Napoli in grossa difficoltà per l'inadeguatezza del suo porto. Ancora nel 1924 negli stessi compartimenti marittimi sono iscritti appena una ventina di piroscafi. Negli anni successivi Torre del Greco incrementa la sua flotta grazie all'audacia dei suoi armatori; ricordiamo tra questi Palomba, Bottiglieri, Lo Faro, Vitiello, Capano, Malinconico e Pappalardo. Nel 1935 sono registrati più di 20 piroscafi da carico, anche se tutti di piccolo e medio tonnellaggio, tra cui anche il GIUSEPPE MAGLIULO. Durante la II Guerra Mondiale l'armamento torrese pagò un caro prezzo perdendo ben 19 unità. 
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