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Le immersioni
Il comandante sa il fatto suo: rapidamente lancia un pedagno sul relitto lasciando la barca libera di controllare i sub in immersione. Il mare è calmo, la squadra raggiunge la boa e dopo i controlli in superficie inizia la discesa. L'acqua è cristallina ma improvvisamente, intorno ai 40 m, un taglio netto riduce drasticamente la visibilità a poco più di 2 m. Guardiamo verso il fondo cercando di intuire la sagoma del relitto. La differenza fondamentale tra una immersione condotta su un sito noto ed un'immersione esplorativa in acque torbide, sta proprio nelle emozioni che accompagnano i subacquei immediatamente prima di stabilire il contatto visivo con il relitto: la nave prende quasi forma nel sedimento attraversato dai fasci di luce.
Intravediamo il pedagno, è agganciato sulla fiancata del relitto. Invece della coperta e delle sovrastrutture, scorgiamo una piatta superficie disseminata di gorgonie. Agganciamo il reel e dopo una breve esplorazione realizziamo di trovarci su uno zatterone rovesciato, praticamente una scatola di biscotti. Un lato scende verso il fondo e sembra essere la prua. Continuando a sagolare ne percorriamo l'intera sagoma senza tracce di eliche e timoni. Non è una motozattera ma probabilmente una chiatta rimorchiata. Il tempo di riavvolgere il reel e i pollici verso l'alto indicano la fine dell'immersione. La risalita è breve come la permanenza sul fondo. La delusione è tanta e si avverte nel silenzio con cui si prepara la seconda squadra.
Ci dirigiamo verso il punto più promettente che dista poche miglia su un fondale di 70 metri. Sono necessari diversi lanci del pedagno prima di essere sicuri di avere centrato l'afferratura. La seconda squadra scende in acqua. Questa volta è una nave, giace in assetto di navigazione. Il pedagno si è poggiato sulla sua parte più alta; probabilmente su quelli che sembrano essere i resti del cassero. La visibilità è scarsa ma dal pedagno si scorge facilmente la murata; decidiamo di seguirla nella direzione in cui sembra esserci la prua: dopo pochi metri incontriamo i resti del fumaiolo e capiamo di aver sbagliato direzione. Superato il fumaiolo scendiamo in coperta dove il bigo di carico è crollato sul ponte. Altre fotografie ed è ora di passare dalla stage di fondo al back gas. Invertiamo la direzione e, passando sulla murata opposta, puntiamo verso prua. Di fronte al cassero troviamo l'albero di prua con una catena, ancora in perfette condizioni, che si perde nell'oscurità di una stiva.
L'imponente argano delle ancore precede i locali di prua, dimora di numerosi ricci matita. Finalmente ci affacciamo sul tagliamare diritto, tipico delle navi di inizio secolo. Se non avessimo seguito le strutture della nave, che indicavano inequivocabilmente la prua, la forma tozza e tondeggiante avrebbe facilmente tratto in inganno chiunque. Scendendo lungo la murata notiamo le ancore al loro posto; il tempo di qualche altro scatto fotografico ed è ora di tornare al pedagno e cominciare la risalita. Pochi metri sopra il relitto e l'acqua torna ad essere cristallina. Intorno ai 21 m incontriamo la squadra d'assistenza cui lasciamo macchinetta fotografica e stage di fondo.
L'entusiasmo alle stelle per il ritrovamento e i racconti dell'immersione riempiono il resto della giornata. Cominciamo a mettere insieme tutti i dettagli utili all'identificazione. 
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