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Le immersioni
Il relitto dell’ISONZO giace coricato sul fianco di dritta ad una profondità di 53 metri. Il fondale di sabbia bianca, contribuisce ad una spettacolare visibilità: già dai primi metri sotto la superficie si vede perfettamente la nave nella sua interezza. Arrivati sul fondo siamo a metà della nave, iniziamo la perlustrazione verso poppa. Tutto intorno al relitto il fondale è disseminato di detriti ed oggetti staccatisi dalla nave durante l’affondamento o in seguito all’azione dirompente del mare. In particolare risalta il cassero, completamente divelto, che giace capovolto sulla sabbia.
Uno scenario molto suggestivo ci viene offerto dalle numerose maniche a vento presenti sul castello di poppa, e proseguendo ci troviamo davanti agli osteriggi della sala macchina che, ben aperti, rappresentano un attraente passaggio all’interno della nave. Entriamo in sala macchina facendo attenzione a non urtare le rubinetterie delle bombole. All’interno sono ben visibili le caldaie, i camminamenti laterali e una porta di accesso ai locali attigui.
Di nuovo all’esterno del relitto, superiamo il cannone di poppa rivolto verso l’alto e siamo infine oltre la murata; da qui osserviamo la silhouette dell’ISONZO con le bocche di granchio in primo piano. Allontanandoci ancora di più dalla poppa troviamo altri reperti, tra cui una scaletta e quello che sembra il serbatoio di una caldaia. Tornando indietro verso la prua attraversiamo le stive e i boccaporti, passiamo il pezzo d’artiglieria di prua fino ad arrivare alla murata esterna dove l’ancora riposa nell’occhio di cubia… un “gigante” colpito a morte.
Il LOREDAN è un vero colosso. Poggiato anch’esso su un fianco sul fondale di sabbia bianca, ad una profondità massima di circa 63 metri, è ben visibile nella sua totalità grazie all’eccezionale visibilità tipica di queste acque. Scendiamo sul cassero e da qui rapidamente, come concordato in superficie, ci dividiamo in due squadre, una delle quali composta dal fotografo, dal videoperatore e da un subacqueo in assistenza. Quest’ultima si dirige oltre l’estremità del mastodontico albero di prua, superandola di almeno una decina di metri, per posizionarsi sul fondo e riprendere l’altra squadra.
Con questa visibilità lo scenario è davvero unico. Si vede tutto il relitto; la murata esposta alla luce è completamente ricoperta da paramuricee gialle e rosse con una densità talmente elevata da poter essere facilmente scambiata con una falesia. La percorriamo tutta, apprezzando le coincidenze ambientali che l’hanno resa un sito così particolare; infatti, grazie alla profondità, alla particolare limpidezza dell’acqua, allo specifico orientamento del relitto sul fondale e alle correnti presenti nell’area, si sono insediati numerosissimi organismi che hanno creato sul relitto questo habitat così caratteristico.
Non ci sono tracce della poppa, completamente distrutta dall’esplosione del siluro che l’ha colpita; restano solo un’infinità di resti della nave nel suo intorno. Ci avviciniamo nuovamente alla coperta; all’altezza del fumaiolo, distaccato ed adagiato sul fondale, una grossa manica a vento sulla sabbia offre diversi e suggestivi spunti fotografici.
Dall’albero di prua, in prossimità della coffa, diversi brandelli di reti e pezzi di cime scendono verso il fondo creando anche qui un habitat ideale per moltissimi invertebrati. A prua si scorge chiaramente la piattaforma e il resto della struttura dove era posizionato l’armamento di prua, purtroppo non più presente. Anche in questo caso allontanandosi verso il largo si riesce ad avere una suggestiva immagine d’insieme del relitto, con la prua che si propende imponente in avanti e gli alberi persi nell’oscurità. 
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