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L’ASDIC di bordo (Allied Submarine Detection Investigation Committee), una forma primordiale di sonar, segnala tutto intorno la presenza di navi alla loro ricerca. Bryant, nel tentativo di togliersi immediatamente da questa difficile situazione, ordina più volte macchine indietro e avanti tutta, senza riuscire però a liberare il sommergibile bloccato sul fondo.

Troppo tardi, le cariche di profondità iniziano ad esplodere. Viene ordinato il silenzio assoluto e spenti i motori.

L’intensità delle esplosioni induce il comandante a pensare che le navi in caccia non siano dotate di rilevatori idrofonici e stiano lanciando le cariche a caso; così procede ad un ulteriore tentativo. Tutte le provviste vengono portate verso poppa, perfino un siluro viene fatto scorrere attraverso i compartimenti fino ad incastrarsi in una paratia prodiera. Ben Bryant, sotto lo sguardo terrorizzato dell’equipaggio, ordina addirittura di gettare una chiave inglese nei tubi dei siluri di prua: il nemico potrebbe lanciare una carica di profondità in direzione del rumore e, chissà, liberare il sottomarino. Tutti gli sforzi sono vani, il sommergibile resta incastrato e le ore passano inesorabili. Nella lunga attesa, gli uomini inseriscono nel sistema di aerazione idrossido di litio avvolto nella garza per purificare l’aria che sta diventando sempre più pesante.
L’ultimo tentativo ha successo, mentre le macchine vengono portate indietro mezza il primo ufficiale insuffla aria nelle casse di compensazione. Dopo poco il battello vibra e con un sussulto finalmente si stacca dal fondo.

In superficie le unità italiane scorgono chiazze di nafta; un aereo della Squadriglia di Elmas, finalmente in grado di volare, sopraggiunge nell’area ed apre il fuoco sulle tracce di nafta. Dopo neanche due ore il MAS 507 comunica al Comando di Cagliari il sicuro affondamento del sommergibile. Le unità di scorta raccolgono i naufraghi e rientrano in porto a Cagliari.

A bordo del SAFARI l’operatore dell’ASDIC segnala che le navi nemiche stanno allontanandosi dalla zona probabilmente per rifornirsi di ulteriori cariche di profondità. E’ il momento di risalire a quota periscopio per dare un’occhiata alla situazione: una nave sta affondando di poppa, una è arenata sulla spiaggia mentre della terza nessuna traccia. Sono passate cinque ore dall’inizio dell’attacco, rimanere in zona sarebbe troppo pericoloso e pertanto Bryant ordina di portarsi in mare aperto il più presto possibile.

Alle 23,50 il sommergibile finalmente emerge e la stazione radio riceve l’ordine di rientrare ad Algeri; la tensione accumulata nelle ore passate incastrati sul fondo si tramuta in gioia di tornare a casa. Felicità che dura ben poco: l’ufficiale di rotta comunica che il comandante ha appena ordinato di invertire la rotta. Si torna nel Golfo di Cagliari!      Continua

 
Isonzo: le maniche a vento Isonzo: il cannone Isonzo: la sala macchine Isonzo: ancora a riposo Isonzo: la prua