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Qui la prima spiacevole sorpresa: il cannone su cui rimase impigliato il divergente non c'è più. Sul castello di prua rimane solo l'affusto. Mi allontano dalla prua, verso il largo, e mi godo la vista della nave che sembra davvero navigare. Mi viene alla mente il racconto di Massimo che nonostante la narcosi ha descritto perfettamente la scena che aveva di fronte. Un colpo di gas allo scooter e volo sul cassero. Manca completamente il tetto della plancia e sono evidenti i segni dei lavori subacquei. I pescatori avevano ragione: la Marina Militare ci ha lavorato, ma sembrano interventi mirati. Forse è stata una semplice esercitazione dei palombari della Marina. Sarebbe interessante sapere che fine ha fatto il cannone a prua, forse smaltito come materiale di recupero e un altro pezzetto di storia che se ne va. Dalla plancia manca la ruota del timone, ma il telegrafo di macchina è ancora al suo posto. A poppavia del cassero il fumaiolo svetta ancora verso la superficie e seguono gli osteriggi della sala macchine con i loro oblò. Un portello manca e permette l'accesso in sala macchine. Visto il poco tempo a disposizione non abbiamo tentato la penetrazione. Le caldaie sono in bella mostra e sulla sinistra illumino il bellissimo telegrafo di macchina senza la ben minima incrostazione. Le scritte nere sullo sfondo perfettamente bianco sono in francese. Poco lontano sul ponte delle piccole forme rotonde attirano la mia attenzione. E' un pannello con dei manometri. Chiamo Alessandro con la telecamera e pulisco i vetri. I manometri riportano al centro della scala la scritta "Paris". La nave non ha aperture per le stive ma solo dei passauomo che mettono in comunicazione il ponte con i locali inferiori. Ci sono comunque due argani a poppa e prua. Il tempo è ormai finito. L'ultima carrellata di Alessandro con la telecamera ai locali a poppa e iniziamo la lenta risalita sulla cima.
Non c'è alcun dubbio: il relitto non è il Tripoli ma l'FR 70, il dragamine francese notoriamente affondato all'Elba. La dimensioni del relitto, la forma inequivocabile, la mancanza di stive, la strumentazione rigorosamente in francese non possono essere confusi con qualcos'altro. In decompressione si accavallano numerose riflessioni. Che fine hanno fatto i pezzi asportati dai lavori? Possibile che non si potesse coniugare le necessità della Marina Militare con la conservazione e il recupero storico? Forse mi manca qualche informazione che spero di riuscire ad avere in futuro.
E inoltre: i subacquei che si sono ripetutamente immersi sul relitto in questi anni come possono aver pensato che questa nave sia il TRIPOLI, che era il classico piroscafo mercantile degli anni venti del novecento e grande letteralmente il doppio di questo piccolo dragamine? In una sola immersione è impossibile identificare tutti gli allestimenti di una nave e chissà quanti altri particolari non abbiamo notato. Lavori a parte, la nave è perfettamente conservata, ma tristemente mi chiedo per quanto tempo dureranno integri gli oggetti descritti prima che qualcuno li asporti per farne un inutile trofeo domestico.

Risalgo in barca con un unico cruccio… Ogni volta che in questi anni gli dicevamo che stavamo per andare sul "suo" relitto, Massimo ci ripeteva: "Quando non riuscimmo a tagliare la catena con la grossa tronchese eravamo così cotti dalla narcosi che la lasciammo li, accanto all'affusto del cannone. Mi raccomando, se ci andate riportatemela!"
E' stata la prima cosa che ho controllato appena arrivato a prua ma purtroppo della tronchese nessuna traccia. Sarà in compagnia del cannone.        Continua

 
FR 70: Argano con catene delle ancore a prua FR 70: la sala macchine