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L'immersione

L'occasione buona per mettere ordine ad alcune accoppiate di punti, relitti e fantasie, è venuta la scorsa settimana Per l'occasione si uniranno al nostro gruppo Alessandro Clivio e Piermarco Acerni che porteranno l'attrezzatura per le riprese subacquee. Raggiunto il punto a Sud dell'Isola d'Elba, dopo pochi minuti individuiamo l'afferratura e gettiamo il pedagno. Non ci illudiamo molto su quello che troveremo. Le numerose passate con l'ecoscandaglio mostrano un'afferratura che alza due o tre metri al massimo per giunta molto piccola. Siamo due squadre: la prima si immergerà per verificare cosa sia e, se ne vale la pena, la seconda squadra scenderà per filmarlo. Quando si fanno immersioni esplorative di questo tipo si deve sempre mettere in conto la non remota possibilità di fare il classico buco nell'acqua e questa è una di quelle; arrivati sul fondo a 77 metri i sub trovano solo fango. Il lancio del pedagno nonostante la perizia è stato impreciso e inoltre in prossimità del fondo la visibilità scende a un paio di metri. Non è il caso di indugiare oltre e in pochi minuti la squadra è di nuovo in superficie. A questo punto resta da decidere il da farsi; ritentare il lancio del pedagno e tentare con la seconda squadra oppure provare qualcos'altro. Viste le condizioni sul fondo optiamo per cambiare punto. Enrico custodisce il libricino dei punti e, dopo una rapida consultazione, propone di mettere sul gps il punto del famoso relitto di Renzetti e vedere quanto dista. Sono "solo" otto miglia e decidiamo di dare un'occhiata.
Passata P.ta Fetovaia il Maestrale si fa sentire e le condizioni sono un po' al limite anche se il vento è dato in diminuzione. Arrivati sul punto troviamo i segnali di una grossa rete che fanno ben sperare e infatti la sagoma del relitto si alza subito sullo schermo dell'ecoscandaglio. Entrati in acqua la corrente è molto forte, sembra un fiume, e nonostante gli scooter veniamo trascinati via senza riuscire ad avvicinarci alla boa del pedagno. Ci facciamo trainare dal gommone sul punto e decidiamo di tentare: se anche in discesa la corrente dovesse essere così impetuosa abortiremo immediatamente l'immersione. Fortunatamente dopo i venti metri la corrente diminuisce sensibilmente e puntiamo sul fondo tra decine di piccole meduse. Verso i cinquanta metri ci appare il relitto in tutta la sua bellezza. Poggia in assetto di navigazione su un fondo di sabbia bianca e la visibilità è eccezionale. La poppa ha una forma a osso di seppia molto pronunciata. Un grongo esce dal foro lasciato dall'asse dell'elica, devono averla rimossa. Percorriamo velocemente tutta la fiancata per poter avere una vista d'insieme della nave. Non sarà più lunga di quaranta metri, ha un unico ponte e la linea della murata scorre ininterrotta leggermente arcuata da poppa a prua. La forma della poppa e il tagliamare diritto sono tipici di una nave dell'inizio del secolo scorso.       Continua

 
FR 70: apparato motore non identificato sul ponte