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Storia privata di un "misterioso" relitto elbano

Il 4 agosto, dopo un'attesa durata sei anni, siamo riusciti ad immergerci sul relitto dell'FR 70, un dragamine francese catturato dagli italiani come preda bellica nel 1942 in seguito all'occupazione della Francia di Vichy da parte delle truppe dell'Asse.
La nave giace adagiata sul fondo in assetto di navigazione ad Ovest dell'Elba e a Nord dell'Isola di Pianosa.
Come associazione, abbiamo sempre dato rilievo alla storia delle navi e alle cause del loro affondamento. Le emozioni e l'entusiasmo che si provano nelle immersioni su relitto sono fortissime, ma queste sono sempre state "il mezzo" e mai l'unico "fine" della nostra attività: uno strumento di conoscenza per la storia navale e la sua diffusione. I subacquei possono davvero essere il "braccio operativo" dei ricercatori storici.
Per questa volta, separando la storia del relitto da quella della nave, crediamo valga la pena raccontarvi la singolare vicenda che ci ha legato negli anni a questo relitto.
Tutto ha inizio nel 1992. La paranza PROVVIDENZA di P.S. Stefano sta strascicando a Nord del Banco di Mezzo Canale all'Elba e perde uno dei suoi divergenti su di una afferratura che i pescatori conoscono bene. Errore umano o sfortuna, non importa: il comandante lascia un pedagno sulla catena del divergente fiducioso in un suo successivo recupero.
I divergenti sono degli attrezzi da pesca (in legno o ferro) simili a porte, che vengono agganciati alla bocca della rete a strascico per tenere questa il più possibile aperta in fase di pesca. I pescatori sono molto superstiziosi e ritengono che due divergenti diversi tra loro non lavorino bene quindi l'armatore si rivolge a due sommozzatori professionisti dell'Elba per tornarne in possesso. I due si immergono cinque o sei volte, ma non riescono a recuperare l'attrezzo. Ostinato più che mai, l'armatore chiede a Andrea Coscia e Massimo Renzetti dell'ENEA di occuparsi a tempo perso del recupero.
E così, tra un'uscita e l'altra dedicata ad accompagnare i subacquei in Argentario, Andrea, Massimo ed un terzo amico, provano a recuperare il divergente. Alla prima immersione subito la sorpresa: la catena dell'attrezzo è arrotolata intorno al cannone di prua di una nave in assetto di navigazione a 75 metri di profondità. Non c'è tempo per capire molto ed esplorare il relitto: hanno un compito da svolgere e si immergono ad aria. Nonostante la forte narcosi d'azoto, Massimo ricorda che la nave era piccola, molto affusolata, in perfetto assetto di navigazione e dalla prua poteva scorgere benissimo la plancia di comando grazie anche all'eccezionale visibilità.
I nostri tentano di tagliare i grilli che legano il divergente alla catena con una grossa tronchese ma l'acciaio non cede e la narcosi gioca brutti scherzi. Poi l'uovo di colombo: un semplice seghetto a ferro con delle lame di ricambio. Si alternano in tre facendo via via saltare i tre grilli fin quando, nell'ultima immersione, Massimo libera definitivamente il divergente. Così il PROVVIDENZA, contattato via radio, può passare a recuperare il prezioso attrezzo.
Poi più nulla, per dieci anni la storia del recupero e del ritrovamento fortuito rimane nell'oblio.        Continua

 
FR 70: La plancia di comando vista dalla prua Viaggio verso il punto di immersione FR 70: la poppa