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Con la fine delle ostilità il Pilade Bronzetti viene restituito alla Regia Marina e il 16.1.1921 torna in attività con il nome Giuseppe Dezza (DZ), patriota italiano ricordato sia per la partecipazione alla campagna dei Mille con Garibaldi sia per essere diventato prima deputato per due legislature e poi senatore del Regno. Ricomincia il suo servizio in Marina alle dipendenze della Scuola Meccanici di Venezia e nell'ottobre del 1923, viene mandata a Taranto per essere sottoposta a lavori di ristrutturazione durante i quali ne viene aumentata la stazza e il numero di equipaggio; l'armamento viene portato a 5 cannoni da 102/35 mm, 2 pezzi da 40/39 mm, 4 tubi lanciasiluri da 450 mm. Due anni dopo rientra in servizio presso la base di Napoli e nell'aprile del 1926, riarmata dopo un periodo di disponibilità, entra in servizio presso la Divisione Siluranti al comando del capitano di corvetta Emilio Brenta; trasferisce da Tripoli a Napoli il generale De Bono, governatore della Tripolitania e l'anno seguente presta servizio dipartimentale a Taranto in qualità di Nave Ammiraglia. Il 1° ottobre 1929 la R. N. Giuseppe Dezza viene riclassificata torpediniera passando alle dipendenze della Scuola Comando di Taranto.

La sua attività di pattugliamento e scorta continuò anche durante la Seconda Guerra Mondiale, in un periodo in cui le torpediniere vengono relegate al ruolo veramente gravoso e pericoloso di scorta alle navi mercantili, navi che a causa della forte mancanza di naviglio, venivano requisite e riciclate come navi per il rifornimento dei diversi fronti operativi, nel soccorso ai naufraghi e nella caccia ai sommergibili. Le pochissime torpediniere sopravvissute, saranno poi demolite negli anni cinquanta.

L'attività di scorta effettuata dalla torpediniera durante questo secondo conflitto fu veramente intensa: 27 missioni antisommergibili e ben 174 missioni di scorta ai convogli, che gli valgono anche un elogio dal Capo di Stato Maggiore per la scorta di un convoglio nel gennaio del 43. Allo scoppio della II guerra mondiale la nave si trovava a Messina, impegnata nel rimorchio bersagli e subito dopo trasferita a Cagliari. Il 9 gennaio del 1941 è impegnata nella caccia infruttuosa, nelle acque di Capo Carbonara, al sommergibile britannico Pandora responsabile dell'affondamento di alcuni piroscafi. Nel giugno dello stesso anno torna a Messina, dove viene adibita al servizio scorta e al pattugliamento in Sicilia e nel Basso Tirreno, spostandosi saltuariamente anche fino a Tripoli e a Bengasi. Durante uno di questi pattugliamenti si trova a soccorrere i naufraghi della turbonave Esperia, affondata al largo di Tripoli e, nel gennaio del 1942, del cacciatorpediniere Maestrale. Nel corso dello stesso anno viene sottoposto a pittura mimetica e, dopo l'invasione della Sicilia, trasferito prima a Brindisi e poi a Fiume per lavori.

Alla data dell'armistizio, 8 settembre 1943, la torpediniera era, insieme alla Stella Polare, Spiga e Pigafetta a Fiume per modifiche nell'armamento La nave era impossibilitata a muoversi, e così fu sabotata dall'equipaggio e abbandonata con la speranza che non venisse requisita dai nemici, cosa che invece accadde. Gli equipaggi, insieme a 1000 soldati, furono imbarcati sulla M/N Leopardi che salpò da Fiume, ma che venne subito dirottata verso Venezia da due moto siluranti.     Continua

 
Parte della poppa Uno dei cannoni