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La scelta della forza non risolse nulla, anzi aggravò le cose. In città e negli ambienti nazionalistici italiani si creò un clima di eroismo; nell'Esercito come nella Marina si moltiplicarono le diserzioni; l'opinione pubblica si divise; gli eserciti alleati, visto l'evolversi degli avvenimenti, lasciarono la città in mano ai volontari fiumani insieme a diverse navi; giunsero lì, da tutto il mondo, rivoluzionari, futuristi, ex militari, nazionalisti, sindacalisti anarchici e avventurieri. Fiume divenne il simbolo del fervore patriottico; la città era stretta d'assedio.

Nel frattempo le potenze alleate cercavano di far comprendere al governo italiano quali complicazioni poteva portare l'impresa fiumana nelle trattative ma, probabilmente, in modo abbastanza moderato da far preferire a Nitti pacifici negoziati ad azioni di forza. Nel frattempo le elezioni videro la sconfitta dei fascisti e il 12 novembre 1920 venne così firmato un trattato che dichiarò Fiume stato indipendente: il "poeta soldato" fu invitato ad andarsene dalla città; questa volta l'Esercito e la Marina Italiana non potevano più dimostrarsi troppo compiacenti verso di lui. Il primo dicembre venne proclamato il blocco navale di Fiume appoggiato anche da una dimostrazione navale nelle acque della città, alla quale parteciparono, oltre ad otto cacciatorpediniere, anche le due corazzate Doria e Vittorio Emanuele; lo scopo era, oltre all'intimidazione, di favorire l'uscita dal porto della Dante Alighieri e di alcune navi minori bloccate a Fiume, sin dall'inizio dei fatti, a causa dell'ostruzione dell'imboccatura su ordine dello stesso D'Annunzio.

Il coinvolgimento del Pilade Bronzetti in queste vicende comincia la notte del 6 dicembre 1920 quando a bordo si verifica un vero e proprio ammutinamento dei marinai che, sorpresi gli ufficiali nell'ora di colazione, li "imbavagliano" e portano la nave a Fiume. Qui la storia è confusa, le notizie sull'ammutinamento sono vaghe e molto edulcorate, ma le poche notizie di stampa trovate in merito dicono che la nave venne consegnata, dai marinai, al comandante D'Annunzio, il quale tenuto un discorso dalla gradinata del palazzo del Comando, si inginocchiò per primo davanti ai "giovani salvatori dell'onore della Marina Italiana". Gli ufficiali del Bronzetti, naturalmente, chiesero che la nave fosse lasciata libera di rientrare alla sua base, essendo loro fermamente obbedienti al Governo Italiano, ma la richiesta non fu accolta e liberati dai legami rimasero rinchiusi sulla nave; il comandante scese così al porto e prese possesso della nave.

La sua avventura con i legionari, insieme alla diserzione di altre due navi (l'Espero e la 68 PN) e quattro autoblindi rese ancora più instabile la già precaria situazione di Fiume. Questo determinò un "Natale di sangue", il bombardamento, da parte dei militari italiani, al comando del Generale Caviglia, contro gli insurrezionisti dannunziani fino alla resa del governo di Fiume; D'Annunzio lievemente ferito, dopo sei giorni di scontri capitola, abbandona la città seguito dai suoi legionari; portano una divisa che diverrà famosa: camicia nera sotto il grigioverde e fez nero.     Continua

 
La mitragliera quadrinata da 20 mm La mitragliera quadrinata da 20 mm