Il periodo storico in cui il Bronzetti si trovò ad operare è
particolarmente importante e ricco di cambiamenti per il nostro paese.
Siamo nel 1915, è da poco scoppiata la I guerra mondiale e l'Italia,
inizialmente neutrale, firma il patto di Londra fissando le sue condizioni
per l'intervento a fianco della Triplice Intesa; ciò avrebbe
comportato, fra l'altro, con la pace l'estensione dei suoi confini fino
a comprendere Trieste, le contee di Gorizia e Gradisca, tutta l'Istria
fino a Volosca nonché la Dalmazia; restava fuori da questi confini
solo Fiume che, invece, veniva assegnata alla Croazia. Questo era previsto
sulla carta ma, con il crollo dell'Impero Austro-Ungarico e la fine
della guerra, gli accordi non vennero più rispettati: Fiume si
proclamò italiana, sulla base della maggioranza della nazionalità
dei cittadini, chiedendone l'annessione in base al diritto di autodeterminazione.
Questo mise in crisi gli accordi di Londra in quanto, anche volendo
riconoscere tale principio per la città di Fiume e per l'Italia,
lo stesso andava fatto per le rivendicazioni che la Serbia, per lo stesso
principio, esercitava su Istria e Dalmazia. Inoltre, durante la Conferenza
di Parigi gli Alleati, sostenuti dal Presidente americano Wilson, misero
in discussione l'applicazione integrale del Patto di Londra non facendo
così accogliere la tesi italiana. Il subentrare di un nuovo governo,
quello di Francesco Saverio Nitti, favorevole ad una soluzione negoziata,
che però si trovò a fronteggiare sia una situazione economica
e sociale sull'orlo della crisi quanto un'opinione pubblica che lo accusava
di tradimento, lo fece optare per un allontanamento provvisorio dalla
città di Fiume delle truppe italiane. Fu questo il fattore scatenante
che motivò l'11 settembre 1919 la richiesta a Gabriele D'Annunzio,
il "poeta soldato", da parte degli ufficiali e dei rappresentanti
del Consiglio della città, di tentare la riconquista di Fiume
garantendogli a tal fine un contingente armato di circa mille uomini,
ai quali se ne sarebbero aggiunti altri durante la marcia sulla città.
La guerra era finita da meno di un anno, ma c'erano molti militari ancora
sotto le armi con un enorme bagaglio d'esperienza, tantissima rabbia
e una lunga lista di rivendicazioni; gli anni passati in stato di guerra
impediva loro di ritrovare quella giusta dimensione di pace; l'abitudine
alla violenza, vissuta per anni come una norma quotidiana e come un
mezzo per risolvere qualsiasi problema era dura da perdere. "Mio
caro compagno, il dado è tratto! Parto ora. Domattina prenderò
Fiume con le armi…" così Gabriele D'Annunzio scriveva
a Benito Mussolini prima di partire per Fiume. Era l'11 settembre e
il poeta soldato si pose alla testa dei dissidenti, creando un nucleo
d'agitazione che aveva per motto "O Fiume o morte!"; il giorno
seguente entrò a Fiume proclamando un governo provvisorio: "la
Reggenza del Carnaro". Subito dopo aver ottenuto pieni poteri,
cominciò a firmare decreti qualificandosi come "Comandante
della città di Fiume" e dichiarando lo stato di guerra,
che gli consentiva di applicare tutte le leggi del codice militare,
come anche la pena di morte con esecuzione immediata in caso di opposizione
alla causa fiumana. 