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  Home > Storia > Carlo Fecia di Cossato: la vita > L'uomo 1 > L'uomo 2 > Bibliografia
 


Posto prima agli arresti e poi in “congedo” per tre mesi, si recò a Napoli, unica città in quell’Italia divisa dalla guerra dove sperava di trovare conforto in affetti, da lui inutilmente sperati e maturati in una solitudine dello spirito quando tutto intorno a lui crollava.
L’ultima sua illusione fu un vano tentativo di avere un colloquio con il luogotenente del Regno Umberto di Savoia per spiegargli i motivi della sua insubordinazione. Il rifiuto di Umberto di riceverlo (poi da lui da sempre rimpianto) e l’avvicinarsi della fine del congedo lo ponevano di fronte al suo irrisolto problema: aveva combattuto e aveva sacrificato la sua esistenza e la sua fedeltà a una Patria e una dinastia che non esistevano più. I suoi fedeli compagni del Tazzoli, spariti in mare con il loro battello, erano stati sostituiti da gente per lui senza alcuna dignità.
La scelta del suicidio per lui fu decisione obbligata perché era per lui impossibile uscire dalla rete psicologica nella quale era sempre vissuto.
Non era matto, come sostennero alcuni ai suoi tempi, e la sua scelta disperata pesò per anni come una denuncia morale contro tutti coloro per i quali il giuramento di fedeltà, a suo tempo prestato, era stata solo una parola al vento.
Dopo il referendum del 2 giugno 1946, il re Umberto sciolse tutti dal giuramento prestato alla sua dinastia, ma molti ufficiali compresero che era un atto dovuto e, non potendo per loro senso dell’onore prestare giuramento anche alla Repubblica, diedero le dimissioni.
Non fu certo una scelta estrema come quella di Fecia di Cossato, ma era nella stesa linea di pensiero: la scelta di Cossato era dovuta al fatto che egli, più di tanti altri ufficiali, aveva “fatto la guerra”, con tutti i suoi drammi e le sue tragedie. Sopravvivere ad una esperienza del genere, senza un reale motivo, era una scelta non sopportabile.
Paradossalmente, Fecia di Cossato è stato ricordato nei decenni successivi per motivi sempre diversi ed è stato strumentalizzato da tutte le fazioni politiche, mentre la sua figura e la sua scelta di vita e di morte non appartiene a nessuno, ma solo a lui stesso e a tutta l’Italia, come simbolo di un momento nel quale, mentre tutti erano allo sbando, lui solo sapeva cosa fare, anche se era una scelta sbagliata.
Il fatto che sai diventato un mito, è il destino che attende tutti quelli che muoiono giovani dopo avere compiuto imprese eccezionali nel loro campo e la loro fine si ammanta sempre di lati enigmatici, quasi una logica del contrappasso per chi é sempre vissuto sulle scene, come fu il caso di Fecia di Cossato durante la guerra. I paragoni alla sua figura si potrebbero sprecare: Bruto, Napoleone, Lincoln, per citare a caso alcuni esempi a caso e, perché no, James Dean o Elvis Presley o John Kennedy.
L’elemento principale dell’esperienza vitale di Carlo Fecia di Cossato da portare ad esempio è la “Fedeltà”, concetto oggi desueto nella vita pubblica, ma ancora vivo, fortunatamente, nel privato dei cittadini italiani.     Continua

Achille Rastelli, 25 maggio 2003

 
Carlo Fecia di Cossato CFC Si congeda da un ufficiale della Ombilin, affondata il 12-12-42