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Carlo Fecia di Cossato: l'uomo. Di Achille Rastelli
Quando gli ufficiali dell’Accademia Navale di Livorno finivano la scuola e prestavano giuramento, la loro fedeltà veniva data “Alla Patria e al Re”, non “Alla Patria o il Re”.
Per Carlo Fecia di Cossato, nato da una famiglia di forte fedeltà monarchica, cresciuto in un ambiente culturale successivo alla Grande Guerra nel quale la Patria era quell’idea fondamentale per la quale si erano immolati centinaia di migliaia di italiani, quel giuramento era elemento fondamentale per il suo accesso alla Regia Marina.
Questo suo atteggiamento dello spirito lo aveva spinto a combattere la battaglia dell’Atlantico a bordo del sommergibile Tazzoli, senza se e senza ma, pur sapendo che era una lotta inutile e alla fine della quale la sconfitta era un elemento di certezza. E’ ovvio che una persona non vincolata da quel giuramento sarebbe stata libera di fare altre scelte oppure di continuare a combattere in modo acritico, prestando fede alla retorica fascista. Per Fecia di Cossato, invece, quel giuramento prestato non era un elemento retorico, ma una tappa fondamentale della sua scelta esistenziale.
Quando l’8 settembre 1943 il proclama del Governo Badoglio annunciò l’armistizio con gli Alleati e l’ordine di rispondere agli attacchi da qualsiasi parte, per Fecia di Cossato non ci furono dubbi nella scelta di fedeltà assoluta al Re per mantenere l’impegno d’onore del giuramento prestato, mentre altri ufficiali (anche suoi compagni di corso, come Grossi o Borghese) sceglievano la strada del disonore venendo meno all’impegno prestato in gioventù e giurando fedeltà, in certi casi, anche al III Reich.
Il suo attacco con successo alle motozattere tedesche a Bastia, avvenuto il giorno successivo alla dichiarazione armistiziale, rese evidente a tutta la Marina il suo comportamento e la sua scelta politica e avevano reso il comandante dell’avviso scorta Aliseo, agli occhi dei vertici della Marina, l’ufficiale più “affidabile” in un momento nel quale non ci si poteva fidare di nessuno.
La svolta tragica nella vita di Fecia di Cossato avvenne nel giugno 1944, quando il nuovo Governo Bonomi si rifiutò di giurare fedeltà al Re e, cosa per lui inaccettabile, lo stesso ministro della Marina, l’ammiraglio Raffaele de Courten, si adeguò alla scelta ministeriale.
Per uno che aveva combattuto per puro senso del dovere una battaglia persa e che aveva fatto la scelta, sempre per obbedienza, di attaccare l’alleato del giorno prima, era una cosa inconcepibile.
La sua rivolta, avvenuta a Taranto alla fine del giugno 1944, non era un ammutinamento nel vero senso della parola, era una disobbedienza mossa dallo sdegno per il comportamento passivo degli ammiragli di fronte ad una situazione politica che aveva una sua evoluzione, ormai inarrestabile, ma che lui non poteva comprendere e, forse, se l’avesse compresa non l’avrebbe mai accettata.

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