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Gli studi effettuati
Ricercatori
italiani, appartenenti all’ICRAM
(Istituto Centrale per la Ricerca scientifica e tecnologica Applicata
al Mare), investigarono l’area utilizzando il batiscafo francese
dell’IFREMER “Cyana”,
filmando e documentando lo stato dei tronconi dei relitti e delle aree
circostanti e rilevando una distribuzione significativa di depositi residui
del carico petrolifero; fu inoltre notata la colonizzazione di molte deposizioni
catramose da parte d’organismi filtratori e di fauna ittica.
Considerando la natura dei fondali, prevalentemente incoerenti, si osservò
come lo sversamento di materiale, poi consolidato, avesse modificato il
fondale andando a creare substrati duri su cui poi diversi organismi si
sono andati ad insediare. Inoltre, gli stretti rapporti tra deposizioni
catramose e organismi favorirono la loro contaminazione grazie alle proprie
capacità di bioaccumulo d’inquinanti persistenti trasferendoli
in questo modo alle reti trofiche. Questo assume, in questo caso, un’importanza
particolare in quanto ci troviamo in un’area ad elevata densità
di specie “commerciali” che, anche in considerazione della
loro capacità di spostamento, diventano potenziali contaminatori
d’altre aree e comunità biologiche.
Studi effettuati sia sugli organismi che sui fondali circostanti il relitto
principale hanno evidenziato un’elevata presenza di IPA (Idrocarburi
Policiclici Aromatici), principali responsabili nella produzione di molecole
carcinogene mutagene e teratogene.
Attualmente l’ICRAM sta svolgendo un monitoraggio del relitto per
vedere come si succedono nel tempo le associazioni bentoniche sulle lamiere
del relitto. Sono stati applicati diversi frames in diversi punti del
relitto e periodicamente fotografati per poter effettuare un riconoscimento
macroscopico di quelle che sono le principali specie bentoniche che si
susseguono sul substrato.
In tutto il mondo, ormai, si stanno prendendo importanti provvedimenti
legislativi per prevenire questo tipo di incidenti. In Italia, il Ministero
dell’Ambiente ha già annunciato alcuni provvedimenti importanti
come, per esempio, il divieto di passaggio tra Sardegna e Corsica (Bocche
di Bonifacio). Qui ogni anno transitano 5000 petroliere e il rischio d’incidente
è molto elevato per i forti venti e la ristrettezza di quel braccio
di mare. Altri stati stanno cercando di imporre la definizione di standard
e controlli più rigidi per aumentare la sicurezza di queste imbarcazioni
e diminuire il rischio di incidenti come, per esempio, rendere obbligatorio
a bordo la scatola nera o dare la possibilità alle autorità
portuali di impedire l’uscita di queste imbarcazioni di caso di
mare agitato …tutti piccoli accorgimenti per cercare di evitare
ulteriori disastri e limitare così i danni all’ambiente marino.

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