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La M/C Milford Haven

L’affondamento della Milford Haven costituisce uno dei più eclatanti disastri ambientali che ha coinvolto il Mar Mediterraneo nell’ultimo decennio. Lo sversamento ha inquinato e trasformato circa 50.000 delle 144.000 tonnellate di greggio iraniano contenuto nelle sue stive, in residui catramosi che hanno invaso le acque, i fondali marini e le coste di uno dei tratti più belli della costa italiana.
Varata nel 1973 dalla Amoco e ceduta nel 1988 all’armatore Loucas Ioannou, la superpetroliera Milford Haven, battente bandiera cipriota, dopo aver scaricato parte del suo carico al terminal petrolifero di Multedo, nelle vicinanze del porto di Genova, si allontanò per eseguire le abituali operazioni di travaso nei serbatoi interni. Per cause ancora non definite scoppiò un incendio a bordo e la petroliera affondò il 14 aprile 1991 nelle acque antistanti la località di Arenzano provocando la morte di 5 uomini dell’equipaggio.
Prima dell’affondamento la petroliera si spezzò in più tronconi. Il primo s’inabissò su un fondale di circa 500 m; fu tentato di avvicinare un secondo, il più grosso, a costa su fondali più bassi, pensando sarebbe stato così più controllabile e facilmente recuperabile il greggio; il terzo è solo un ammasso di lamiere, intorno ai 90 metri, ma non può essere coinsiderato un vero e proprio pezzo di nave. L’incendio, durato oltre 70 ore, non si placò, se non al momento dell’affondamento della petroliera. Il fuoco probabilmente ebbe un doppio effetto: il primo quello di bruciare migliaia di tonnellate di greggio che, diversamente, sarebbero state riversate in mare; il secondo di eliminare ogni traccia di vernice predisponendola probabilmente ad una più veloce colonizzazione delle comunità bentoniche e bento-nectoniche. Il troncone principale affondò su un fondale fangoso di circa 80 m di profondità, evitando ulteriori fratture nelle stive ma perdendo, nel frattempo, altre 30.000 tonnellate di petrolio che si andarono a consolidare ricoprendo con uno spesso strato di catrame i fondali circostanti. Tutto questo, oltre a rilasciare contaminanti, assorbiti da pesci e da organismi che vivono a stretto contatto con i sedimenti, ebbe ripercussioni sulla catena trofica.
Il relitto è posto sul fondo in assetto di navigazione. Oggi, a distanza di più di 10 anni, è completamente ricoperto di ostriche ed altri organismi incrostanti nonché di branchi di anthias e castagnole, grosse aragoste, saraghi, murene e gronghi.
A tutt’oggi, idrocarburi allo stato liquido ancora presenti nel relitto, e rimobilizzati spesso dalle bolle dei subacquei, continuano a fuoriuscire all’esterno.       Continua

 
La Haven che affonda Ingresso sul castello Ingresso da uno dei ponti Esplorazione all'interno scala tra i ponti scala tra i ponti