| |
Le barriere artificiali
Quando si parla di “reef” istintivamente si pensa alla classica
immagine di una tipica barriera corallina della zona tropicale dove una
moltitudine di pesci variamente colorati nuota tra intricati labirinti
di coralli, ventagli di gorgonie e grandi spugne; oppure dove i grandi
pesci predatori come cernie, barracuda o murene, si nascondono tra i meandri
del substrato o della barriera, approfittando dell’immensa popolazione
di piccoli abitanti per nutrirsi. Questo habitat è comune in tutto
il settore tropicale, cioè quella fascia geografica intorno all’equatore
che si estende tra il Tropico del Cancro e quello del Capricorno, dove
le temperature non scendono mai al di sotto dei 21-22°C e le condizioni
climatiche sono costanti in tutto l’anno. In Mediterraneo, invece,
dove il clima è più temperato, alle “barriere”
si sostituiscono fondali rocciosi, identificate dai biologi come “aree
a substrato duro”.
In queste fasce climatiche le comunità di “scogliera”
si sviluppano in modo naturale solo dove i fondali, per la loro particolare
conformazione geologica, sono costituiti da substrato duro, spesso ma
non sempre, rappresentato da calcari. Questo substrato fornisce un’ottima
base di ancoraggio ad una numerosa varietà di invertebrati, come
alghe calcaree, coralli, vermetidi, briozoi, spugne, bivalvi o policheti
cui si associano spesso numerose specie ittiche favorendo il loro insediamento
e colonizzazione.
In entrambi i casi si produce un ecosistema fragile e complesso al tempo
stesso; la loro estensione e distribuzione è molto limitata se
paragonata alla lunghezza totale delle coste sul nostro pianeta e allo
stress causato dall'attività dell'uomo, dal turismo e, perché
no, anche dall’attività subacquea. Questo li rende ancora
più fragili di quanto già non siano e proprio per questo
motivo devono essere protette.
Uno dei sistemi di protezione che si sta cercando di realizzare è
quello di diminuire il carico cui sono soggette, intensificando la loro
distribuzione; si cerca quindi di creare un “artificial reef”
o “barriera artificiale”. La sua creazione consiste nell’affondare
un oggetto costruito dall’uomo e cercare di farlo diventare parte
integrante dell’ecosistema marino. Spesso questo tipo di barriera
si è creato in modo involontario e comunque non controllato, generalmente
in seguito ad incidenti dovuti ad ostacoli sommersi, speronamenti, incendi
o esplosioni di imbarcazioni che hanno determinato il loro affondamento
più o meno veloce con tutte le conseguenze “ambientali”
ed umane che ne conseguono. Nella creazione “pensata” di queste
barriere, invece, vengono prese in considerazione tutte le precauzioni
possibili; in genere si utilizzano materiali adatti ad una lunga vita
in acqua, stabili ed ambientalmente sicuri (generalmente acciaio o cemento)
in aree selezionate di fondale. Una volta che il materiale è in
posto, agisce nello stesso modo di un substrato roccioso che, in modo
naturale, fornisce la formazione di base per una comunità di scogliera.
Da questo momento, in effetti, non c’è più nulla di
artificiale e, specialmente in merito alla miriade di organismi viventi
che giorno dopo giorno colonizzano ogni metro quadro di queste strutture,
il termine “reef artificiale" potrebbe a questo punto trarre
facilmente in inganno. 
|